Dalla falegnameria aeronautica all’arredo di lusso, la fine della Caproni e la nascita de “L’ARTE”.

Con la chiusura della Caproni come già noto di ciò che costituiva lo stabilimento sopravvive ben poco. I macchinari vengono trasferiti in località non documentate per poi sparire definitivamente senza lasciare tracce. La documentazione e buona parte degli arredi vengono invece distrutti direttamente sul posto dalla comunità predappiese che decide di darli alle fiamme eliminando in modo netto ciò che rimaneva della presenza della fabbrica. La chiusura dell’Aeronautica Predappio lascia dietro di sé quasi duemila lavoratori senza occupazione, per la precisione 1707 persone che da un giorno all’altro si ritrovano senza impiego.
Nonostante la perdita materiale ciò che rimane è l’elevato livello professionale delle maestranze formate nello stabilimento durante il suo decennio di attività. In particolare va ricordato l’altissimo livello raggiunto nel campo della falegnameria. La lavorazione del legno era uno degli elementi fondamentali della produzione alla Caproni Predappio e richiedeva competenze specifiche, precisione e un addestramento tecnico accurato. Questo patrimonio di conoscenze non si disperde completamente con la fine dello stabilimento.
Dopo la chiusura della fabbrica l'11 Luglio 1944 e con la conclusione della guerra gli spazi della ex Caproni vengono progressivamente riutilizzati per scopi differenti. Per un periodo vi trova sede l’incubatoio della ditta olandese "MATTON", seguito poi dall’installazione di una fungaia. Successivamente nel capannone più alto dell’ex stabilimento aeronautico si insedia un’azienda che opera con risultati di alta qualità e che prenderà il nome di "L'ARTE".
Molti ex lavoratori della Caproni riconosciuti e apprezzati per la loro competenza tecnica e artigiana vengono progressivamente assorbiti da questa nuova realtà produttiva. "L'ARTE" si sviluppa inizialmente in altre strutture locali tra cui lo stabile dell’attuale Conad di Predappio e l’ex Casa del Fascio per poi trasferirsi definitivamente in uno degli edifici che in passato appartenevano all’Aeronautica Predappio.
Sono numerose le testimonianze di operai che hanno lavorato in questa azienda e che ricordano nel dettaglio le produzioni realizzate nello stabilimento. Arredi destinati ad alberghi, navi e commesse di alto profilo. Il livello qualitativo raggiunto era tale da portare i prodotti predappiesi in contesti internazionali di prestigio. Si racconta ad esempio che gli arredi realizzati da "L'ARTE" finirono su imbarcazioni appartenenti a sceicchi, nella villa di Tina Turner a Cannes e in altri ambienti di rilievo come la villa di Craxi e quella di Virna Lisi. Le tecniche di lavorazione venivano tramandate ai giovani operai direttamente dagli ex lavoratori della Caproni creando una sorta di continuità professionale.
Il clima di lavoro secondo le testimonianze era molto familiare. Gli apprendisti diventavano operai a tutti gli effetti dopo aver eseguito un "capolavoro", un test che prevedeva la costruzione di un mobiletto o di un altro manufatto valutato nel tempo impiegato e nella qualità dell’esecuzione.
Tra i lavori più noti vi sono l’arredo del "Nabila", lo yacht che l’imprenditore Khashoggi dedicò alla figlia e che in seguito passò anche nelle mani di personaggi molto conosciuti tra cui Donald Trump, e gli arredi della "Michelangelo" e della "Raffaello". Il percorso positivo dell’azienda inizia però a complicarsi in seguito a una serie di eventi difficili. Dall’Inghilterra arrivavano pannelli che venivano lavorati come semplice compensato mentre in realtà si trattava di amianto. Alcuni degli operai pagarono poi con la vita l’esposizione a quel materiale.
La moglie di un operaio deceduto racconta:
"Gli operai dell'ARTE erano orgogliosi di lavorare quel tipo di materiale perché era un materiale nuovo se possiamo definirlo così, sembrava borotalco, era ignifugo e loro lo lavoravano come si lavora il legno... il problema è che era cancerogeno, mio marito è morto di asbestosi, e lì dentro i primi ad ammalarsi e poi a morire erano sempre gli operai più giovani".
Questa vicenda insieme ai cambi di gestione e ad altre difficoltà segna progressivamente il declino dell’attività.
L’esperienza di "L'ARTE" si conclude definitivamente nei primi anni Duemila. Tuttavia gli artigiani più giovani che nel corso degli anni avevano appreso le tecniche e le competenze sviluppate prima alla Caproni e poi all’interno dell’azienda continuano ancora oggi a lavorare in altre attività locali mantenendo viva anche se in forme diverse una tradizione artigiana radicata nello stabilimento aeronautico di Predappio.






 

Commenti

Post popolari in questo blog

LA PARABOLA DELLA "VILLA CASTELLI": Da residenza privata a centro socio-sanitario

IL FERRO, LA VILLA E I FALSI TITOLI: L'inchiesta su Cesare Castelli (Parte I)

Il 'villaggio di paglia', storia del villaggio operaio 'Donna Rachele Mussolini'