LA PARABOLA DELLA "VILLA CASTELLI": Da residenza privata a centro socio-sanitario
Poco oltre la chiesa di Sant'Antonio da Padova, a Predappio, sorge l'Opera San Camillo: una comunità residenziale per persone disabili e centro psichiatrico.
In pochi, però, conoscono la storia dell'edificio che oggi ospita questa struttura socio-sanitaria.
Per comprenderne le origini, occorre fare un passo indietro, fino al 1933.
Dopo il fallimento della Società Anonima Zolfi, avvenuto nel 1929, l'imprenditore Cesare Castelli decise di rilevarne i due edifici, con l'obiettivo di trasferirvi una sede più ridotta dell'Ebanisteria Castelli, fondata a Bologna dal padre Ettore. I locali, inizialmente presi in affitto, vennero successivamente acquistati a un prezzo molto basso. L'Ebanisteria Castelli aprì ufficialmente a Predappio nell'aprile 1933.
Secondo le carte d'archivio, nel febbraio del 1935 lo stabilimento impiegava 135 operai. Castelli, però, dovette presto fare i conti con una realtà sociale ostile alla cultura industriale: la popolazione locale era ancora fortemente contadina e priva di manodopera qualificata. Per questo, decise di istituire una piccola scuola di formazione interna, destinata agli operai.
L'imprenditore, tuttavia, sopravvalutò le potenzialità simboliche ed economiche del nome di Predappio. Investì somme ingenti per la creazione di uno stabilimento moderno e all'avanguardia, ma nel giro di due anni la situazione economica della ditta precipitò.
Nell'estate del 1935 l'ebanisteria versava in gravi difficoltà. Nel settembre dello stesso anno, fu rilevata da due aziende operanti nel settore aeronautico: la S.A.I. e l'Aeronautica Caproni.
Con l'insediamento dell'Aeronautica Predappio, Cesare Castelli fu nominato direttore dello stabilimento, incarico che mantenne almeno fino al 1940.
È proprio in quell'anno che la vicenda conobbe una svolta drammatica.
Il 27 luglio 1940, il Ministero degli Interni ordinò alla prefettura di Forlì di prelevare Castelli, interrogarlo e, in caso di conferma delle accuse, inviarlo al confino presso Ruoti, in provincia di Potenza.
Le imputazioni a suo carico furono tre:
1) Aver costruito un'abitazione senza regolare permesso edilizio e, soprattutto, in tempo di guerra, sottraendo materiali preziosi alla patria: cemento, ferro e carburanti.
2) Aver esibito un diploma falso.
3) Essersi fregiato di un titolo accademico non conseguito, presentandosi come professore.
Castelli fu quindi condannato e rimase confinato a Ruoti per tre anni.
L'abitazione in questione era una villa progettata dall'ingegnere bolognese Enrico De Angeli.
La costruzione si sviluppò tra il 1940 e il 1941, ma nonostante fosse stata realizzata per la famiglia Castelli, la villa non fu mai da essa abitata.
Fu lo stesso Mussolini a disporne la trasformazione in colonia permanente.
A seguito della morte dell'imprenditore e del dissesto economico della famiglia, la vedova fu costretta a vendere la villa, che venne acquistata dalla Provincia Lombardo-Veneta.
Da quel momento fu utilizzata per scopi istituzionali di assistenza a minori provenienti da famiglie disadattate, con il nome di "Opera San Camillo".
Dal 1973, su incarico dell'Amministrazione comunale di Forlì, la struttura è gestita dai religiosi camilliani, con funzione di assistenza ai malati psichiatrici.
Nel tempo, la distribuzione degli spazi interni è stata modificata in maniera significativa, in particolare dopo il secondo dopoguerra, nel 1973 e alla fine degli anni Ottanta.
In quest'ultimo intervento è stato realizzato un ampliamento consistente, tramite un nuovo fabbricato addossato al prospetto laterale dell'edificio, che ha occupato il cortile d'ingresso originario.
Tra gli elementi architettonici ancora leggibili del progetto originario vi è la vetrata curva che delimitava l'ingresso. Lo scalone a giorno, pensato come prolungamento dello spazio del soggiorno, collegava i piani inferiori, lungo un percorso longitudinale adiacente che separava gli ambienti di servizio e gli alloggi della servitù.
Al secondo piano, lo scalone conduceva a un ampio disimpegno che, procedendo verso la parete anteriore, si apriva su una terrazza delimitata da muri con grandi aperture a nastro.
Il tetto-giardino, che concludeva l'edificio, era destinato ad accogliere una piscina, progettata all'interno di pareti aperte su tutti i lati. La piscina fu realizzata soltanto nel dopoguerra.
Oggi, l'edificio conserva solo in parte le linee architettoniche pensate dal De Angeli, ma resta un documento concreto delle trasformazioni economiche, sociali e funzionali avvenute a Predappio nel corso del Novecento.






Bellissima ed esaustiva spiegazione. Il caro Castelli pagò le sue malefatte anche se era al fianco del Duce.
RispondiEliminaEsattamente, la vicenda però è molto più complessa e articolata, molto probabilmente farò uscire un post a riguardo.😊
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