Da officina a rifugio, da fungaia a laboratorio: la storia delle gallerie dell'Aeronautica Predappio
Di fronte allo stabilimento si estende un'ampia zona pianeggiante oggi occupata da varie attività produttive. Alla base della montagna si trovano gli accessi delle cosiddette "officine aeronautiche protette".
Il nome stesso officine aeronautiche protette chiarisce la funzione originaria di questi tunnel, cioè ospitare le lavorazioni in caso di bombardamenti.
Il 21 aprile 1941, alla presenza di Donna Rachele Mussolini, iniziarono i lavori per la presunta pista di volo. In realtà, a causa della conformazione del luogo, sarebbe stato impossibile far decollare gli aerei. La documentazione mostra però che il giorno dell'inaugurazione dei lavori l'opera era già stata iniziata da quasi una settimana (14 aprile 1941).
Un promemoria del dicembre 1942 riportava che, salvo problemi di approvvigionamento, la prima galleria sarebbe stata ultimata nell'aprile 1943, la seconda nel giugno, i due piani inferiori nel maggio e il terzo piano nel settembre dello stesso anno.
I lavori furono affidati alla ditta dell'ingegner Andrea Alessandrini di Bologna.
Gli scavi durarono 512 giorni con una spesa di 12.712.640 lire, mentre i lavori di costruzione richiesero altri 491 giorni con un costo di 17.136.360 lire. In totale furono impiegati 1003 giorni di lavoro, pari a circa due anni e nove mesi, per una spesa complessiva di 29.849.000 lire.
Gli operai mobilitati per la costruzione delle gallerie lavoravano con un limite massimo di nove ore al giorno e le paghe variavano a seconda della professione. Un carpentiere guadagnava 6,51 lire all'ora, un minatore 5,93 lire, un manovale 4,47 lire, mentre un terraiolo percepiva 4,28 lire all'ora.
Le due gallerie principali furono costruite in cemento armato, avevano una lunghezza di circa 130 metri e una larghezza di 14,5 metri, e erano collegate da quattro gallerie trasversali più piccole
Sull'effettivo utilizzo delle gallerie esistono versioni discordanti. Nel libretto "La storia, la fabbrica e le persone della Caproni Predappio" di Pietro Valpiani sono raccolte diverse testimonianze degli operai.
Dina Landi, dattilografa presso l'Aeronautica Predappio dal 1940, ricordava che le gallerie, chiamate dagli operai "i capannoni", furono inizialmente usate come rifugio antiaereo e in seguito come sede di alcuni reparti, a partire dall'amministrazione. Raccontava di avervi lavorato per circa un anno, quando le gallerie non erano ancora completate, con infiltrazioni dal soffitto e fango ovunque.
Altri operai sostenevano invece che i tunnel non furono mai utilizzati a causa dei frequenti allagamenti provocati dall'otturazione delle fogne. Questi problemi costrinsero in seguito la popolazione sfollata a costruire palafitte e soppalchi di fortuna.
Con la chiusura dello stabilimento nell'estate del 1944 le gallerie rimasero a lungo inutilizzate. Verso la metà degli anni Sessanta furono riadattate per la coltivazione di funghi, grazie a un punto di rivendita aperto nello stabilimento.






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