La perizia che racconta la Caproni: un ritratto fedele dello stabilimento nel 1943
Nel 1943 fu eseguita una perizia tecnica per conto dell’Istituto Mobiliare Italiano (I.M.I.) che aveva l’obiettivo di valutare e quantificare i possedimenti della fabbrica Caproni di Predappio in vista della possibilità di concederle un mutuo.
Dall’analisi emerge una descrizione molto chiara degli ambienti e dei beni dello stabilimento aeronautico, che comprendevano anche un palazzo per gli impiegati, chiamato Palazzo Caproni, e un gruppo di villette a schiera destinate ai dirigenti, conosciute come "Villaggio Operaio Donna Rachele Mussolini" o "Villaggio Caproni".
Nel 1943 lo stabilimento era diviso in due sedi, una a Predappio e una a Forlì. Quella di Predappio era costituita "Da edifici contigui che formano pertanto un unico complesso ininterrotto e molteplici piani che dalla quota 159,22 sul mare raggiungono, al pavimento del salone montaggio, la quota di 200,08".
La costruzione, ampliata progressivamente a partire dal nucleo centrale, era realizzata per metà in muratura e per metà in cemento armato, e ogni edificio contava in media quattro piani. I tetti erano "in gran parte a capanna, con falde munite di lucernari, capriate ed orditure metalliche, copertura di tegole marsigliesi sottointavellate. Alcuni tetti sono a grandi sheds con falde ricoperte da grandi tegole marsigliesi sottointavellate e con lastroni ondulati di eternit". La maggior parte dei tetti costruiti negli ultimi ampliamenti, circa 5400 metri quadrati, era in cemento armato e sostenuta da capriate dello stesso materiale.
Nel complesso la superficie di terreno coperta dallo stabilimento era di circa 12.000 metri quadrati, mentre l’area di lavoro potenziale poteva raggiungere i 20.000 metri quadrati. Con l’aumento della produzione era stato necessario costruire un grande edificio situato a quota 200 metri, dotato di un portone alto sei metri e largo altrettanto.
Per accedervi l’azienda aveva costruito una strada sterrata con una pendenza dell’8%, che restava spesso dissestata a causa del passaggio continuo dei mezzi pesanti.
Tra le costruzioni più ampie che non riguardavano direttamente la produzione c’erano le cucine e le mense destinate a operai e impiegati, realizzate in cemento armato e in legno misto a laterizio. Tutte le altre strutture, come quelle adibite alla sorveglianza, erano costruite in legno misto a laterizio.
Lo stabilimento era dotato di impianti elettrici, idrici, di sollevamento, di riscaldamento, ad aria compressa e ossiacetilenica per le operazioni di saldatura.
L’energia elettrica veniva fornita dalla Società per l’Energia Elettrica dell’Alto Savio con una potenza di circa 15.000 volt e una frequenza di 50 periodi. Esistevano due cabine elettriche dedicate alla trasformazione dell’energia dalla bassa all’alta tensione, in cui l’elettricità passava da un ambiente all’altro per essere convertita.
L’approvvigionamento idrico era garantito da un grande pozzo costruito all’interno dell’area della fabbrica e collegato anche all’acquedotto. Il riscaldamento degli ambienti avveniva tramite impianti a termosifone e un sistema di raccolta delle scorie industriali.
Tra i beni di proprietà dell’Aeronautica Predappio era compreso anche il "Villaggio Caproni" o "Villaggio operaio Donna Rachele Mussolini" di cui è già stato pubblicato un post, formato da un gruppo di villette a schiera dotate di giardino, orto e un piccolo appezzamento di terreno riservato agli impiegati. Le villette erano otto, disposte su due piani, e comprendevano nel complesso venti appartamenti composti da tre a sei locali ciascuno.
Agli impiegati di grado più elevato, i cosiddetti “colletti bianchi”, era riservato il maestoso "Palazzo Caproni" situato nel centro del paese, che contava 27 appartamenti e diversi negozi al piano terra.
A Forlì, nei pressi dell’aeroporto, l’Aeronautica Predappio occupava invece alcuni locali costruiti su terreni presi in affitto. Le strutture erano interamente realizzate in legno e laterizio.
L’unico edificio in muratura era quello adibito alle operazioni di verniciatura e sverniciatura. La copertura complessiva dei locali di Forlì raggiungeva i 2800 metri quadrati.







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