Quando il Duce finì nel bagno della Caproni: Memorie d'antifascismo all'Aeronautica Predappio


Per quanto possa sembrare strano, la Caproni di Predappio diede vita fin dai primi anni di attività a numerosi gruppi antifascisti, formati principalmente da operai provenienti da Cesena, Cesenatico, Ravenna e Lugo. Non erano gruppi violenti, perché fino a oggi non sono emerse testimonianze contrarie. Ci è però giunta una descrizione molto dettagliata di uno di questi eventi, che risale al 24 luglio 1943.
Quel giorno, nei bagni della Caproni, venne trovato il ritratto di Mussolini rimosso dalla parete di uno dei reparti. Furono accusati del gesto Terenzio Mercatali di Fiumana e Nazzareno Tosi di Rimini e arrestati. Dopo tre giorni furono rilasciati, ma l’episodio rimase impresso nella memoria della fabbrica.
La militanza di Terenzio Mercatali, detto "Fis-cin", ebbe un impulso decisivo proprio quel 24 luglio, alla vigilia della destituzione di Mussolini da parte del Gran Consiglio del Fascismo. Il ritratto, che fino a quel momento dominava sopra le teste degli operai nel reparto in cui lavorava Fis-cin, era finito nel bagno degli operai. Mercatali e Tosi si trovavano casualmente in quei gabinetti quando la vigilanza scoprì il quadro e li accusò di averlo spostato. Immediatamente arrivarono tre bersaglieri, appartenenti all’arma militare del Duce, e tre miliziani guidati da un sergente, per arrestare i due operai.
Ammanettati insieme, furono portati in giro per la fabbrica come esempio. All’uscita passarono davanti a una trentina di persone, tra cui tutti i capi, che li strattonavano e insultavano. Il direttore del personale, l’ingegner Giovanni Manzella, fascista della prima ora, afferrò Fis-cin per il collo, graffiandolo e urlando "Ma cosa ti ha fatto Mussolini per fare questo!" Furono poi consegnati ai carabinieri di Predappio e portati in caserma.
Il comandante della caserma, un capitano dei carabinieri, li interrogò per ore, quel giorno e il giorno successivo, accusandoli di aver pisciato sul ritratto del Duce, ma i due ribadirono la loro innocenza. Fis-cin spiegò dettagliatamente che nessuno aveva urinato sul quadro e che lui stesso, trovandolo a terra, lo aveva sollevato e appoggiato con cura sopra l’armadietto del gabinetto, così da non danneggiarlo e senza alcuna offesa al ritratto. Questo poteva essere facilmente verificato e dimostrava la loro totale innocenza. Durante l’interrogatorio furono tacciati di essere imboscati e Fis-cin, stanco di sentirsi umiliato, rispose "E allora voi!" Mercatali era stato riformato ed esonerato dalla leva militare per una menomazione al braccio, mentre Tosi, dopo tre anni di servizio nei sommergibili della Marina, era stato congedato perché aveva contratto la tubercolosi.
Il capitano, balbuziente e impaziente, sfogava la sua frustrazione con pugni e sberle, colpendo soprattutto Fis-cin, che rimase con la guancia gonfia e tumefatta.
Dopo due notti in cella furono rilasciati e reintegrati al lavoro. Mercatali chiese al maresciallo, che gli restituiva gli effetti personali, di poter denunciare il direttore della fabbrica per i graffi subiti, mostrando il collo segnato. Il maresciallo spiegò che servivano testimoni e Mercatali indicò uno dei miliziani che li aveva arrestati dicendo "Ecco lui è uno". Il milite negò di aver visto nulla e Fis-cin decise di non insistere.
L’autore del gesto non fu mai scoperto e la scarcerazione rapida dei due operai fu probabilmente favorita dal caos di quei giorni. Dopo la destituzione di Mussolini, l’intera struttura era in subbuglio e c’era molta incertezza tra dirigenti, carabinieri e esercito.






 

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