Vita quotidiana all’Aeronautica Predappio: la storia della mensa dei lavoratori

 


La mensa dei lavoratori dell’Aeronautica Predappio non si trovava all’interno dello stabilimento, ma nel fossato di fronte alla fabbrica. Fu inaugurata il 21 aprile 1939 alla presenza di Donna Rachele Mussolini. In quella stessa giornata fu posata anche la prima pietra del cosiddetto “palazzone”, destinato ad accogliere gli alloggi per gli operai degli stabilimenti aeronautici.
Di quella giornata sono arrivate a noi numerose testimonianze: fotografie, articoli di giornale, filmati e anche lettere. Una di queste è quella che Cesare Castelli inviò al sottosegretario all’Aeronautica Pricolo, ringraziandolo per il suo interessamento alla costruzione di una prima pista di lancio a Predappio (in ausilio a quella più distante di Forlì) e invitandolo ufficialmente a visitare lo stabilimento insieme a Donna Rachele Mussolini:
"Questa mattina è venuto il colonnello Santabarbara con un capitano e con l'impresa e hanno proceduto alla ricognizione dei lavori. [...] Donna Rachele Mussolini si degnerà di presenziare all'inizio dei lavori il 21 aprile e di partecipare ad un rancio alla mensa dei lavoratori. Rancio che l'Aeronautica Predappio si permetterà di offrire a voi e al vostro brillante stato maggiore che vi accompagnerà."

La struttura era raggiungibile attraverso una stradina sterrata che scendeva proprio davanti allo stabilimento. Non tutti, però, la utilizzavano: molti lavoratori che abitavano nelle vicinanze preferivano tornare a casa, dove un familiare faceva trovare un piatto pronto.
Un aspetto particolare riguardava la salute degli operai. Ogni giorno, alle 10, un’addetta partiva dalle cucine con casse piene di bottiglie di latte destinate ai reparti di incollaggio e verniciatura, considerate utili come anti-intossicante.
La mensa non era soltanto un luogo di ristoro. Al suo interno vi erano spazi dedicati al dopolavoro, con un tavolo da biliardo e tavoli per i giochi di carte. Negli stessi ambienti venivano organizzate gite aziendali, partite della squadra sportiva dello stabilimento, rappresentazioni teatrali e musicali. Sempre su iniziativa dei dirigenti, fu introdotta anche una biblioteca ben fornita.



Durante la guerra la mensa cominciò il cammino verso la chiusura. Molti operai iniziarono a lamentarsi del cattivo trattamento da parte dei nuovi dirigenti, al punto da scrivere una lettera anonima allo stesso Mussolini. In questa lettera, datata 9 febbraio 1942, veniva menzionata anche la mensa dei lavoratori:
"Noi siamo un gruppo di operai della S.A. Aeronautica Predappio che vedendo tante ingiustizie, contro tutti noi ci rivolgiamo a voi, perchè voi ne faciate presente al Duce di venire a ispezionare di nascosto tutto quello che fanno i nuovi dirigenti. Vi basti solo a dirvi che per avere l'esonero, un operaio che le fa loro comodo vogliono al minimo L.500. Giù alla mensa a noi ci danno della grand porcheria, e loro mangiano le tagliatelle bianche [...]."
Nota: la lettera continua con lamentele sui pessimi materiali utilizzati per la costruzione degli apparecchi. Sono inoltre presenti numerosi errori ortografici, a testimonianza dell’allora alto tasso di analfabetizzazione.
Da un promemoria inviato dall’Aeronautica Predappio al capo della provincia, datato 4 maggio 1944 (circa tre mesi prima della chiusura dello stabilimento), si legge infatti:
"Data la mancanza assoluta di assegnazione grassi e di altri generi alimentari, saremo costretti quanto prima a dover chiudere la mensa."
Con la fine dell’attività della Caproni e la conclusione della guerra, la mensa rimase abbandonata. Solo nel dopoguerra, negli stessi locali, si insediò una distilleria, che rimase attiva fino agli anni Settanta.
Oggi, come gran parte dello stabilimento, la struttura versa in un grave stato di degrado: è quasi interamente avvolta dalla vegetazione e buona parte dell’edificio è ormai crollata.














 

 



Commenti

  1. Tempi inizialmente luminosi e pieni di speranze, poi il buio più profondo .Tanta tristezza

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