Sfollati nelle gallerie della Caproni. La testimonianza di Ernesto Cortesi e i ricordi di Predappio in guerra

Nell’ultima fase della seconda guerra mondiale una parte consistente della popolazione di Predappio fu costretta a sfollare e a trovare riparo all’interno delle gallerie dell’Aeronautica Predappio. Lo stabilimento era ormai inattivo e gli spazi delle Officine Aeronautiche Protette vennero riutilizzati come rifugio. Tra gli sfollati c’era anche Ernesto Cortesi, classe 1937, che all’epoca aveva circa sette o otto anni e si trovava lì insieme ai genitori.
Ernesto ricorda che al loro arrivo gli ambienti erano già stati completamente svuotati. Racconta che gli spazi si presentavano in condizioni difficili, con molta acqua a terra e continue infiltrazioni. Dice testualmente “avevamo fatto delle palafitte, dato che c’era tanta acqua e tante infiltrazioni… tutte assi di legno, noi stavamo lì sopra, eravamo in tanti ad essere sfollati, io ero lì con mio padre e mia madre, e praticamente c’era tutta Predappio”.
Queste parole trovano conferma in altre testimonianze di chi lavorò nello stabilimento trasferito nelle gallerie negli ultimi mesi di attività. Molti operai hanno ricordato la presenza di allagamenti frequenti e di strutture sopraelevate in legno che permettevano di muoversi senza stare nell’acqua. È quindi possibile collegare quei soppalchi alle palafitte di cui parla Ernesto.
Ernesto racconta anche che arrivò nelle gallerie durante la notte insieme alla sua famiglia mentre cercavano riparo da un bombardamento. Aveva il compito di trasportare la borsa della madre dove erano conservati gli ultimi soldi rimasti. Ricorda che all’interno delle gallerie non era solo la fame a rendere difficile la permanenza ma anche la presenza di persone malate che in alcuni casi trasmettevano la malattia agli altri sfollati.
Riguardo alla fame Ernesto racconta che durante la fuga verso le gallerie lui e i suoi genitori dimenticarono un sacchetto con quello che lui definisce “pane tostato” preparato dalla madre. Nei giorni successivi, nonostante qualche porzione di cibo donata dagli adulti, la mancanza di quella provvista si fece sentire. Il padre di Ernesto, vedendolo molto deperito e stanco, decise di rischiare uscendo dalle gallerie per cercare da mangiare. Lo fece con Ernesto in braccio attraversando una zona sorvolata da un aereo che stava mitragliando il territorio.
Ernesto era già malato di poliomielite e secondo le diagnosi dell’epoca, senza cure adeguate, avrebbe rischiato di perdere l’uso delle gambe. Lo stipendio del padre, insieme a quello dei suoi due fratelli e della sorella che lavoravano alla Caproni prima della chiusura, non bastava a sostenere le spese necessarie. La famiglia fu costretta a vendere la casa. La madre di Ernesto lavorava come dama di compagnia per Venusta Mussolini, cugina del Duce, che si offrì di intercedere per aiutarli economicamente. Ernesto passò con la madre diciassette mesi a Bologna per curarsi.
Questa testimonianza permette di documentare in modo diretto le condizioni di vita degli sfollati all’interno delle gallerie dell’Aeronautica Predappio e fornisce elementi utili per comprendere la situazione in cui si trovò la popolazione locale durante l'ultimo periodo del conflitto.





 

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