Antifascismo, Resistenza e “La nostra fabbrica”: Gli ultimi giorni dell'Aeronautica Caproni Predappio


 

Durante la guerra furono numerosi i tentativi messi in atto dai gruppi partigiani e antifascisti per sabotare, con ogni mezzo, le operazioni italo-tedesche sul territorio nazionale. I mezzi di comunicazione utilizzati dalla Resistenza erano per lo più clandestini, come il giornale di cui si parla in questo post.
"La nostra fabbrica", uscito per la prima volta il 25 giugno 1944, era un giornale di area operaia che raccoglieva testimonianze di lavoratori maltrattati, indicazioni sulle azioni di sabotaggio della produzione bellica e articoli di denuncia contro dirigenti e amministrazioni considerate compromesse con il regime e con l’occupante tedesco.
Tra i vari articoli pubblicati, l’Aeronautica Caproni compare in due occasioni.
Le testimonianze riportate nel giornale risultano discordanti rispetto a quelle fornite successivamente da diversi operai che vissero in prima persona le ultime fasi della Caproni di Predappio.
Il 25 giugno 1944 segna per lo stabilimento Caproni un punto di non ritorno. Come noto, infatti, lo stabilimento chiuse definitivamente l’11 luglio successivo, esattamente 16 giorni dopo la pubblicazione dei due articoli che vengono qui riportati.
Nel primo caso vengono mosse accuse dirette al direttore e all’amministrazione dello stabilimento, attraverso un articolo che recitava così:
"Nella nostra officina regna l'ordine di Predappio. Qui chi non professa sentimenti filo tedesco, ehi non è fascista e non sopporta con "santa rassegnazione" i soprusi del Signor Direttore Ulisse Riganti e dai vari suoi leccapiedi, Piazza, Ramazotti, Brandoli e Pini, non può certamente far carriere.
I salari son da crepar di fame, la disciplina è fascista, insomma qui regna <l'ordine di Predappio>!
Se gli operai fossero uniti, le condizioni nostre sarebbero ben altre.
E' giunto il tempo di farla finita coi traditori della Patria.
Dobbiamo lottare per strappare alla direzione le nostre giustificate rivendicazioni."
L’articolo restituisce un quadro estremamente negativo della situazione interna allo stabilimento, lasciando intendere come, in quei giorni, la fine dell’attività fosse ormai imminente.
Nel frattempo, anche l’Aeronautica Caproni di Forlì veniva descritta come una realtà in forte difficoltà. Il titolo del secondo articolo era “BASTA CON L’INGANNO” e recitava così:
"Nella Aeronautica Caproni di Forlì la direzione compie ogni forma di angherie contro i propri dipendenti.
La sola preoccupazione costante del direttore e dei suoi capi e sottocapi, consiste nell'ingannare gli operai, nel fregarli in tutto e per tutto.
In questa fabbrica non esistono diritti per gli operai, non vige nessuna legge sindacale.
I salari sono insufficienti.
Il trattamento verso gli operai, è quello del padrone verso il proprio cane.
Con l'astuzia dei diversi Merli, Galardi, Rassi, la direzione è riuscita a trattenere una giornata di lavoro a tutti i dipendenti pro-armi alla Patria, ossia pro-armi per il grande Raisch.
Noi crediamo che questi sistemi dovranno finire.
Noi vogliamo essere trattati da uomini e pagati con un salario che corrisponda al costo della vita."
Questi articoli rappresentano una fonte utile per comprendere il clima sociale e lavorativo degli ultimi giorni di attività degli stabilimenti Caproni in Romagna e devono essere letti in modo critico, confrontandoli con altre testimonianze coeve.
I testi sono stati riportati esattamente come pubblicati nei giornali originali, senza correggere errori di battitura o di grammatica, mantenuti volutamente perché contribuiscono a restituire l’umanità delle persone coinvolte in questa vicenda storica.





 

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