Il sindaco Ferlini a Milano e le trattative per la Caproni
Attorno alla storia di Predappio ruotano molte vicende. Alcune sono documentate e comprovate, altre restano senza prove certe. Alcuni racconti, pur non avendo riscontri storici, continuano a circolare e ci aiutano a immaginare la vita e gli eventi di quegli anni. Uno di questi racconti riguarda Giuseppe Ferlini, partigiano e primo sindaco di Predappio dopo la Liberazione.
Siamo nell’autunno del 1945, circa un anno dopo la Liberazione di Predappio. La città usciva da mesi difficili. La Caproni aveva cessato l’attività da più di un anno e gran parte della popolazione viveva in condizioni critiche. La disoccupazione era diffusa e mancavano beni essenziali per la vita quotidiana. In questo contesto Ferlini decise di partire insieme a tre assessori e si diresse a Milano. Li accompagnava l’auto di servizio messa a disposizione da Germano Lombardi. L’obiettivo era incontrare il conte Giovanni Battista Caproni per discutere della possibilità di riattivare la produzione a Predappio.
La richiesta era precisa. Si chiedeva di riaprire gli stabilimenti di Predappio, che nel corso della guerra erano stati solo lievemente danneggiati, o almeno di lasciare sul posto una parte dei macchinari e dei materiali. L’intento era ridare lavoro alle maestranze disoccupate e provare a rilanciare un’attività industriale ferma da mesi. Della delegazione faceva parte anche il dottor Furlani, incaricato di mediare e fare da portavoce durante l’incontro con il conte Caproni.
La società Caproni stava però attraversando un periodo di gravi difficoltà economiche e le richieste della delegazione predappiese non trovarono seguito. L’azienda non poteva permettersi di riaprire lo stabilimento di Predappio e non c’era disponibilità a lasciare materiali o macchinari. Molto probabilmente non ci fu nemmeno interesse da parte del conte di riaprire uno stabilimento più piccolo rispetto ad altri, in un momento di forte declino economico per l’azienda Caproni. Nonostante l’esito negativo dell’incontro, rimase impresso un episodio particolare della visita che è stato tramandato nei racconti locali.
All’ingresso nella sala di ricevimento il pavimento era lucidato con la cera e Ferlini, che indossava un paio di scarponi chiodati, perse l’equilibrio e scivolò, finendo disteso quasi sotto la scrivania del conte Caproni. La scena fu subito comica e suscitò risate tra tutti i presenti. A ridere di più furono i tre assessori che lo accompagnavano e, seppur in misura minore, anche il conte non riuscì a trattenersi. L’episodio, pur banale, rimase impresso nella memoria di chi partecipò all’incontro, diventando l’aneddoto più ricordato della visita, più dei contenuti della trattativa e delle richieste avanzate.
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