Dal campo di fortuna al “Ridolfi”. La storia dell’aeroporto di Forlì
La realizzazione dell’aeroporto di Forlì affonda le sue origini alla fine degli anni Venti. Il primo progetto per un campo di aviazione risale infatti al 1928 e venne redatto insieme a quello di Rimini in seguito a una legge approvata l’anno precedente che obbligava le Province a predisporre campi di fortuna destinati alle rotte aeree. Mentre a Rimini il progetto trovò rapidamente applicazione, a Forlì non si arrivò subito alla costruzione dell’impianto. La situazione rimase ferma fino al 1932, quando il Comune intervenne direttamente nelle trattative con il Ministero e riuscì a ottenere la realizzazione del campo nella zona compresa tra le parrocchie di Bussecchio e del Ronco. I lavori avanzarono e quando l’opera era ormai prossima al completamento arrivò da Roma una decisione destinata a cambiare completamente il destino della struttura. Nell’ottobre del 1934 si stabilì infatti di ampliare il campo e trasformarlo in aeroporto militare armato, cioè sede stabile di un reparto della Regia Aeronautica. Se i terreni del primo nucleo appartenevano al Comune di Forlì, gli ampliamenti successivi richiesero l’occupazione immediata e poi l’esproprio di molte proprietà private. Diverse famiglie dovettero lasciare in breve tempo le proprie abitazioni e i propri beni. Le indennità previste per l’occupazione e per gli espropri furono considerate modeste e non riuscirono ad attenuare il disagio, soprattutto per i coloni che vivevano e lavoravano su quei terreni. La questione divenne abbastanza delicata da portare alla richiesta di un intervento diretto del Capo del Governo per ottenere compensazioni più eque. Nel giro di poco tempo l’area cambiò volto. Sorsero hangar di grandi dimensioni, caserme ed edifici realizzati secondo i criteri dell’architettura razionalista, seguendo modelli unificati scelti dall’Ufficio Centrale del Demanio e utilizzati nei nuovi aeroporti costruiti in quegli anni in diverse parti del Regno durante il forte potenziamento dell’aviazione.
Il campo iniziò a essere utilizzato ancora prima della conclusione completa dei lavori. I primi a volare furono gli allievi dell’Aero Club di Forlì, che in quel periodo era stato inserito nella Reale Unione Nazionale Aeronautica. Nel settembre del 1935 alcuni di loro conseguirono i primi brevetti di volo. Il primo corso di pilotaggio venne gestito dalla scuola di volo di Bologna perché il regolamento ufficiale destinato alla scuola di volo di Forlì arrivò solo il 30 maggio dell’anno successivo. Il primo reparto della Regia Aeronautica si insediò sull’aeroporto il primo luglio 1936 con l’arrivo del 30º Stormo, equipaggiato con bombardieri Savoia Marchetti S.81. Alla vigilia della seconda guerra mondiale il reparto, passato nel frattempo agli S.79, lasciò Forlì per trasferirsi in Sicilia sull’aeroporto di Sciacca. Tornò nella sede romagnola nel settembre del 1941 per un breve periodo di riposo e per effettuare la transizione al nuovo velivolo Cant Z.1007 bis prima di partire definitivamente per l’Egeo. L’inaugurazione ufficiale dell’aeroporto si svolse il 19 settembre 1936 alla presenza del Capo del Governo, del Duca d’Aosta, del Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica e delle autorità civili e religiose forlivesi, oltre a una delegazione dell’Aeronautica Predappio. Per l’occasione erano stati schierati sul campo centoventi trimotori che avrebbero dovuto prendere il volo per una grande parata aerea, ma le cattive condizioni del tempo impedirono lo svolgimento della dimostrazione. Pochi giorni dopo, il 26 settembre, venne effettuato il primo volo ufficiale della scuola di volo di Forlì con un FIAT AS.1 immatricolato I-RIDO, sigla scelta in onore del pilota Luigi Ridolfi al quale erano stati intitolati sia l’aeroporto sia l’Aero Club. Nel settembre dell’anno successivo si registrò anche un fatto significativo per la città quando la contessa Aloisa Guarini Matteucci di Castel Falcino ottenne il brevetto civile di pilotaggio di primo grado diventando la prima donna forlivese a conseguire questo risultato.
Accanto alle attività militari e sportive, sull’aeroporto operarono anche le strutture dedicate all’assemblaggio finale e al collaudo dei velivoli prodotti dall’Aeronautica Predappio. In queste installazioni vennero realizzate piccole serie di Savoia Marchetti S.81 e di Reggiane Re.2001, ma il velivolo costruito nel numero maggiore di esemplari fu il Caproni Ca.164, un biplano biposto destinato all’addestramento dei piloti. L’azienda si occupava inoltre della produzione di parti di ricambio e della manutenzione di aerei già in servizio nella Regia Aeronautica. All’interno dell’aeroporto l’Aeronautica Predappio disponeva inoltre di due capannoni presi in affitto, utilizzati per le attività legate all’assemblaggio e alla preparazione dei velivoli. Accanto a queste strutture erano presenti anche piccole officine di riparazione realizzate con materiali semplici, in legno e laterizio, dove venivano effettuati interventi di manutenzione e sistemazione sugli aeroplani. Nelle officine dell’Aeronautica Predappio presenti a Forlì lavoravano circa 300 operai, una parte significativa dei 1707 lavoratori che durante il periodo bellico erano impiegati complessivamente negli stabilimenti Caproni tra Forlì e Predappio. Durante i primi anni della guerra il Ridolfi ospitò reparti di addestramento e venne utilizzato anche come scalo per velivoli della Luftwaffe diretti verso il fronte africano. Dopo l’armistizio del 1943 l’aeroporto passò sotto il controllo delle truppe tedesche e nell’estate del 1944 venne utilizzato da reparti dotati di Messerschmitt Bf 109 impiegati per missioni di ricognizione e da Junkers Ju 87 Stuka destinati ad attacchi notturni. Le truppe alleate raggiunsero la zona dell’aeroporto nel novembre del 1944 e solo dopo combattimenti molto duri riuscirono a conquistarla, aprendo la strada alla presa della città. La vicinanza alla linea del fronte rese immediatamente utile il campo per le operazioni aeree e già dal mese successivo vi operarono Spitfire polacchi e sudafricani che potevano svolgere missioni di bombardamento e appoggio alle truppe in tempi molto rapidi. Nel marzo del 1945 questi caccia lasciarono il ruolo principale ai bombardieri medi Douglas Boston della Royal Air Force. Alla fine della guerra la situazione dell’aeroporto era molto compromessa. Dei grandi edifici costruiti prima del conflitto rimanevano soltanto rovine e l’area venne temporaneamente utilizzata come deposito di residuati bellici. L’ipotesi di riattivare la struttura come base militare venne abbandonata, ma i dirigenti dell’Aero Club continuarono a lavorare per riportare l’attività di volo a Forlì. Gli sforzi portarono finalmente a un risultato nel luglio del 1950 quando la scuola di volo riuscì a riprendere l’attività con un solo velivolo disponibile, un Macchi MB.308 di seconda mano, segnando così l’inizio della lenta rinascita dell’aviazione forlivese.


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