Il cantiere del palazzone e i mille problemi per la sua costruzione

 

Verso la fine degli anni 30 l'Aeronautica Predappio si trovò ad affrontare un serio problema, quello del sovraffollamento delle maestranze e della continua assunzione di nuovi operai. Non tutti i lavoratori erano residenti a Predappio e questo comportava difficoltà organizzative e logistiche per l'azienda. Alcuni operai provenivano da località come Ravenna o Cervia e arrivavano in fabbrica quotidianamente in bicicletta, affrontando così percorsi anche lunghi per poter lavorare nello stabilimento.
Per risolvere questo problema, il 21 aprile 1939 fu posata la prima pietra di quello che sarebbe diventato, nella memoria della città, noto come "il palazzone". L'evento ebbe luogo alla presenza di Donna Rachele Mussolini e delle altre autorità locali, dopo lunghe corrispondenze tra il Ministero per i Lavori Pubblici e l'Istituto Fascista Autonomo per le Case Popolari. Il progetto del palazzo non fu realizzato esattamente come concepito originariamente e subì diverse modifiche anche dopo la posa della prima pietra, alcune delle quali provenivano direttamente dalla segreteria particolare del Duce, seguirono problemi con il reperimento dei fondi dato che il primo progetto che era stato approvato in seguito subì delle modifiche per volontà del Duce, piccole modifiche definibili "insignificanti" che però richiedettero una rielaborazione e una riapprovazione del progetto allungando così di altri 8 mesi i lavori.
Alla fine il Comitato Tecnico del Superiore Consorzio definì, in una lettera all'ingegnere capo del Genio Civile di Forlì, l'elaborato "accettabile".
Non è noto con precisione quanto durarono i lavori di costruzione, ma tra le informazioni disponibili sappiamo che l'edificio costò 2.019.894,32 lire (due miliardi diciannove milioni ottocentonovantaquattromila trentadue lire), equivalenti a circa 1.043 euro odierni, e che negli ultimi resoconti della costruzione viene indicata la data del 6 marzo 1941. Si può quindi stimare che i lavori siano durati poco più di 1 anno e 10 mesi e mezzo. Il palazzo ospitava 70 appartamenti e sorgeva su quella che un tempo era "Via Vittorio Emanuele III", poi rinominata "Via Giorgio Zoli", denominazione tuttora in uso, dove il palazzone domina ancora oggi.
Il 21 aprile 1939 il giornale "Il Popolo di Romagna" dedicò un trafiletto ai lavori in corso dal titolo L'inizio dei lavori per gli alloggi degli operai dell'Aeronautica Predappio. L'articolo riportava
"Alle ore 15,30, sempre accompagnata dal comm. Augusto Moschi, S. E. Donna Rachele raggiungeva in Predappio il luogo destinato al la costruzione di un grande edificio di alloggi popolari per gli operai dell'Aeronautica. Insieme alle citate autorità, si trovavano il grand. uff. Potenza, direttore generale del Ministero dei Lavori Pubblici e Vice-presidente del Consorzio Nazionale fra gli Istituti Fascisti Autonomi per le Case Popolari, in rappresentanza del Ministro Cobolli Gigli, il comm. Vania, ispettore superiore dell'I.N.F.A.I.L. insieme al Direttore della sede di Forli dott. Dalbasio, la fiduciaria provinciale del Fasci Femminili, prof. Anna Menghini, il comm. Taccheri ing. Capo del Genio Civile, il Questore comm. Bertini, il Console dell'82° Batt. M.V.S.N. Bornoroni, il Vicepresidente delle Case Popolari di Forli dott. Pietro Reggiani col direttore dell'Istituto stesso, l'ing. Orsi, direttore del Consorzio Bolognese delle Cooperative ed altri. Le organizzazioni perfettamente inquadrate, gli operai dell'Aeronautica, il popolo di Predappio, salutano l'arrivo di Donna Rachele con una imponente affettuosa manifestazione[...]"
Il trafiletto continuava menzionando tutti i discorsi fatti in quella occasione, con particolare attenzione all'opera dei lavoratori dell'Aeronautica Predappio e al contributo di Donna Rachele Mussolini nella cerimonia. L'articolo sottolineava come la posa della prima pietra rappresentasse un momento significativo per la città e per la vita dei lavoratori.

 





 

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