Dentro il grande fregio del volo. I mosaici del Collegio Aeronautico di Forlì

All’interno dell’ex Collegio Aeronautico di Forlì si conserva un imponente apparato decorativo a mosaico che racconta, in modo continuo, la storia del volo dalle sue origini mitiche fino alle conquiste dell’età contemporanea.
Il racconto parte da Dedalo, che secondo la tradizione costruì ali artificiali per fuggire dal labirinto di Cnosso. Accanto a lui compare Icaro, la cui caduta in mare dopo essersi avvicinato troppo al sole rappresenta uno dei simboli più noti del desiderio umano di volare. Da qui il percorso si sviluppa attraverso il genio di Leonardo e le esperienze dei primi sperimentatori, passando dagli aerostati al volo a vela, dai dirigibili agli aeroplani, fino ai successi dell’aeronautica italiana.
Questa costruzione narrativa si inserisce pienamente nel clima culturale del Novecento. Già dagli anni Venti il volo viene percepito come una rivoluzione in grado di modificare comunicazioni, trasporti e sistemi bellici, assumendo un ruolo centrale nell’immaginario collettivo. Nel Futurismo questo si traduce in nuove forme espressive come l’aeropittura, l’aeropoesia, l’aerodecorazione, ma anche l’aeroscultura, l’aeromusica, l’aeromoda e persino l’aerocucina. L’aereo non è più soltanto una macchina, ma diventa simbolo di modernità, velocità e superamento dei limiti umani.
Negli anni Trenta questa visione si intreccia sempre più con la celebrazione delle imprese aviatorie e con la propaganda del periodo. Anche la decorazione degli edifici pubblici riflette questa impostazione e il Collegio Aeronautico di Forlì ne è una delle testimonianze più evidenti. Il grande fregio musivo del quadriportico non rappresenta soltanto una storia del volo, ma anche un linguaggio culturale e politico coerente con il suo tempo.
I pannelli sono realizzati con tessere di marmo nero Apuano e bianco Botticino, secondo una scelta bicroma che richiama consapevolmente la tradizione dei mosaici romani. Tra gli elementi distintivi compaiono i tre sorci in marmo verde, collegati al fregio dei trimotori Savoia Marchetti S.M. 79 del 12° Stormo da bombardamento, velivoli noti anche a livello internazionale per le loro azioni.
Il complesso decorativo fu ideato dall’artista viterbese Angelo Canevari, figura attiva nel campo dell’aeropittura ma con una solida formazione legata anche alla tradizione classica. La realizzazione dei mosaici avvenne tra il 1938 e il 1941 con tecnica indiretta su carta (detta anche "a rovescio") da parte della ditta Luigi Rimassa di Roma, mentre la posa in opera fu eseguita dai tecnici della Scuola di Spilimbergo. L’impostazione non è soltanto simbolica ma anche documentaria, con riferimenti puntuali a episodi, nomi, modelli di aeromobili e contesti storici che trasformano l’opera in una vera narrazione del volo.
L’edificio che ospita i mosaici fu progettato dall’ingegnere e architetto Cesare Valle. I lavori iniziarono nel 1936 e nel 1938 risultava già completata l’ala affacciata su viale Roma. Nel 1939 fu presentata una richiesta di ampliamento che portò al completamento della struttura nel 1940, anno in cui il collegio entrò in funzione. La capacità complessiva era di circa 440 persone tra allievi, insegnanti, istruttori della G.I.L., ufficiali e sottufficiali della Regia Aeronautica, personale impiegatizio, avieri e famigli, con una larga parte degli occupanti residente stabilmente all’interno della struttura, come riportato dalla rivista Architettura nel numero 12 del dicembre 1942.
Nel secondo dopoguerra il collegio fu dismesso e, dopo la sistemazione dei danni bellici, nel 1951 l’edificio venne adattato a uso scolastico con l’insediamento di cinque istituti. In quello stesso anno è documentato un intervento sui mosaici indicato come restauro in marmo, eseguito dalla ditta Zavagno Armando di Forlì. Tuttavia, le successive indagini dell’architetto forlivese Giancarlo Gatta hanno chiarito che non si trattò di un semplice restauro, ma di modifiche mirate finalizzate alla rimozione di elementi riconducibili alla simbologia fascista, in particolare diversi fasci littori.
Il confronto tra la documentazione fotografica storica e quella attuale conferma queste trasformazioni. Rimane tuttavia un caso particolare, quello della coppia di fasci littori, che non venne rimossa. La permanenza è spiegabile con la realizzazione di una separazione muraria che rese quel settore non più accessibile dal quadriportico.
Dal 18 aprile 2026 l’amministrazione comunale di Forlì ha reso nuovamente accessibili questi spazi nei fine settimana attraverso percorsi guidati, permettendo la lettura diretta di un’opera che resta una delle testimonianze più significative della cultura aeronautica italiana del Novecento.

 

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