Il Ca 164, l’addestratore prodotto a Predappio

Dopo il successo del Ca 100 la Caproni avviò lo sviluppo di un nuovo addestratore mantenendo la stessa cellula ma intervenendo sull’accesso agli abitacoli, che vennero arretrati per migliorare la disposizione rispetto al modello precedente. La struttura rimase mista con fusoliera in tubi d’acciaio saldati e rivestimenti in duralluminio nella parte anteriore e superiore, mentre il resto era in tela. Le ali conservarono l’impostazione biplana a apertura differenziata con struttura bilongherone e rivestimenti in legno e tela.
L’aumento del peso e il nuovo centraggio dovuto allo spostamento dei posti portarono a rivedere la motorizzazione. Nel 1937 il progetto venne esaminato e furono valutate diverse soluzioni, tra cui un Alfa Romeo 115 I bis da circa 185 cavalli. Nello stesso periodo venne realizzata anche una versione monoposto acrobatica indicata come Ca 163 con motore Alfa Romeo 110 da 120 cavalli.
La struttura industriale venne quindi organizzata tra Milano e Predappio, dove fu concentrata la produzione del nuovo velivolo. Nel 1938 il Ca 164 entrò nella fase operativa con sviluppo a Milano da parte di Raffaele Conflenti insieme a Cesare Castelli e collaudo affidato ad Arturo Ferrarin; il prototipo fu trasferito a Forlì per i primi test e poi a Guidonia per le valutazioni ufficiali, dove venne confrontato con il Breda Ba 25 già in servizio e con il Saiman 200, che rappresentava il principale concorrente nella selezione per le scuole di volo.
L’8 novembre 1938 Castelli comunicò la disponibilità del velivolo per le prove al Centro Sperimentale e il 7 dicembre a Guidonia iniziarono le valutazioni comparative. Le prove evidenziarono criticità legate alla posizione arretrata degli abitacoli rispetto al Ca 100, giudicata poco favorevole all’equilibrio del velivolo e alla manovra in vite, ma nonostante questo entrambi i modelli risultarono idonei all’addestramento con un leggero vantaggio prestazionale del Saiman per il minor peso. Nel dicembre 1938 venne comunque autorizzato un primo ordine di 50 esemplari e nel marzo 1939, pur con parere negativo dello Stato Maggiore per l’impiego nelle scuole a favore del Saiman 200, il Ca 164 venne mantenuto in produzione ma destinato soprattutto al collegamento tra reparti e al completamento delle ore di volo.
Il 29 settembre lo Stato Maggiore riesaminò la distribuzione dei velivoli ma la disponibilità risultò insufficiente e il 7 ottobre venne emesso un secondo ordine di 150 esemplari, ampliando così la produzione. Sul piano internazionale il modello trovò ulteriori sbocchi commerciali: la Francia ne ordinò 100 esemplari nel 1940, con 71 consegnati prima della dichiarazione di guerra, mentre il Portogallo ne ordinò 100 con un ulteriore accordo per altri 200 velivoli equipaggiati con motori Renault, scelta dettata dalle difficoltà di approvvigionamento dei motori Alfa Romeo.
Le difficoltà produttive del Saiman 200 e alcuni limiti operativi portarono successivamente a reintrodurre il Ca 164 anche nelle scuole di primo grado, mentre la produzione iniziale si attestava intorno alle 15 unità mensili al costo di 80000 lire per esemplare, arrivando poi fino a circa due velivoli al giorno. Secondo la rivista “Dimensione Cielo” risultano circa 380 esemplari costruiti, anche se il dato non è completamente verificabile per le commesse estere. Il velivolo venne impiegato in diversi teatri operativi, dal Nord Africa ai Balcani fino alla Russia, dove operò anche in condizioni estreme come mezzo di collegamento e staffetta con aeroporti rimasti senza radio e con gravi difficoltà alle comunicazioni per via del gelo, mentre con l’ingresso in guerra aumentarono gli ordini e il personale impiegato fino a circa 1707 addetti nel 1942 includendo anche lo stabilimento di Forlì.
Nel 1940 i tecnici dell’Aeronautica Predappio svilupparono inoltre un nuovo velivolo da acrobazia derivato dal programma scuola, il Ca 602 poi adattato al requisito monoposto e rinominato Ca 603, presentato nel luglio 1940, e durante una visita del Duce nello stesso anno furono proposti i nomi "CAPRECA" (si presume un acronimo tra CAproni - PREdappio - CAstelli) e "CAPRERA", ma nonostante il parere favorevole a Guidonia il progetto non ebbe seguito operativo.
Alla fine della guerra risultavano ancora in carico 7 esemplari di CA.164 presso la Scuola di Pilotaggio di Lecce. L’ultima evidenza operativa riguardò un velivolo ancora in condizioni di volo, in fase di riparazione presso il 3° RTA di Gioia del Colle nei primi anni cinquanta.



 

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